lunedì 13 marzo 2017

weekend di arte esistenziale


Sabato 1

A volte ci ritiriamo dalla realtà e ci rinchiudiamo in noi stessi, quando incontriamo il male del mondo e rifiutiamo le sue logiche, che ci appaiono ingiuste e nemiche, incomprensibili e spesso malvagie, sorde ai nostri bisogni più profondi e ai desideri più vitali.
A volte questa nostra reazione può arrivare fino alla cupa disperazione, oppure si traduce nella rottura degli schemi usuali di comprensione e di comportamento nella realtà, fino ad apparire folle, delirante e distruttiva.
Questo tipo di reazione è purtroppo spesso negativa per noi e per gli altri. Nasce dal desiderio di sfuggire al dolore e di affermare la nostra libertà, ma ci condanna a volte all’emarginazione, all’impotenza, alla solitudine.
Ma, nello stesso tempo, rappresenta una protesta, un rifiuto di essere complici di un mondo che ci appare più folle di noi, fondato come è sull’interesse, sull’avidità, sulla prevaricazione del più forte sul più debole, sull’isolamento, sulla mancanza di amore e di solidarietà, sulla ricerca spasmodica dei beni e del consumo.
Questa nostra reazione rappresenta perciò anche una possibilità “visionaria” di rompere gli schemi mentali, emotivi e comportamentali che imprigionano sia noi che gli altri, per aprirci a nuove possibilità creative, a una vita nuova, alla gioia di vivere.
È una strada difficile e rischiosa che, per realizzarsi, richiede alcuni passaggi indispensabili.
Richiede che la naturale inclinazione a ricercare il piacere, a darci “alla pazza gioia”, ci porti a misurarci di nuovo con la realtà del mondo, con le cattiverie e gli egoismi, ma anche con la capacità di empatia e di amore che caratterizzano nel bene e nel male la condizione umana.
E richiede che attraversiamo di nuovo il dolore, senza più fuggirlo o rimuoverlo, ma accettandolo e, attraverso l’amore, rendendolo fecondo per noi e per gli altri e per la nostra relazione con il mondo.
Ma questo processo richiede anche di donarci uno spazio ed un tempo, dentro e fuori di noi, dedicati alla saggezza e alla “cura”, a un allenamento e a un esercizio continuo alla gentilezza, alla amorevolezza, alla creatività, alla libertà, alla bellezza, all’arte esistenziale.

In questo modo possiamo uscire dall’isolamento e dalla chiusura e trasformare la nostra “pazza gioia” in una ri-nascita, in una gioia non effimera, in una nuova vita.
Ci interrogheremo su questi temi con l’aiuto del film:
La pazza gioia, di Paolo Virzì

Beatrice e Donatella, due donne molto diverse, la prima mitomane che si atteggia a gran signora, la seconda introversa, diffidente e psicologicamente fragile, si incontrano nella comunità di Villa Biondi, dove sono rinchiuse per sentenza del tribunale insieme ad altre donne con disturbi mentali.

La loro diversità paradossalmente le fa entrare in contatto e le aiuta a migliorare il loro comportamento, tanto da essere scelte per un programma rieducativo in un vivaio all’esterno della comunità.
Per un disguido dell’organizzazione hanno la possibilità di eludere la sorveglianza e di andare in città, riscoprendo il piacere della libertà e dandosi alla “pazza gioia”.

Nel mondo reale si imbattono nei vari aspetti della vita, nel bene e nel male, e rincontrano inevitabilmente situazioni e personaggi chiave delle loro esistenze: madri distruttive e anaffettive, padri egoisti ed assenti, compagni violenti e inconsistenti.
Ma il loro ripercorrere le tappe dolorose della propria storia è anche un viaggio iniziatico, una discesa agli inferi in cui ognuna fa da guida all’altra, in un’alleanza che cresce di momento in momento.

Questi incontri sono riedizioni dei nodi esistenziali più conflittuali, dolorosi e irrisolti che è necessario riattraversare in modo da trasformarli e rimettere in gioco le energie sane e costruttive. Solo così è possibile per Beatrice e Donatella, come per ciascuno di noi, incontrare e riconoscere nel mondo gli aspetti più positivi e stringere nuove alleanze, che ci consentono di trasformare la nostra vecchia storia e di scriverne una nuova.
Così il tassista, incontrato casualmente da Beatrice, può diventare una sorta di angelo custode che la difende dal violento e squallido amante. Mentre i genitori adottivi del figlio di Donatella, che le era stato sottratto per la sua storia dolorosa e drammatica, possono da “predatori” diventare genitori donativi.

Durante questo “viaggio” si sviluppano un’amicizia, un’alleanza e un amore sempre più profondi fra le due donne, per cui ognuna può raccontare il proprio dolore ed accogliere quello dell’altra, sentirsi importante e riscoprire il proprio valore.
Grazie a questo scambio reciproco ognuna può finalmente decidere di prendersi cura di sé e di tornare nel luogo dove questo può avvenire nei modi e nei tempi giusti, grazie anche alla presenza di una coppia terapeutica/genitoriale, di un gruppo di operatori e di un ambiente che credono in loro e nella loro capacità di rinascere.

Ore 17,30 – pausa
Ore18 – dibattito antropologico
Ore 20,30 – cena
Ore 22-23: “Scene da un manicomio”. Divertiamoci con la nostra pazzia.

Domenica 2
Ore 9,30 – Inizio dei lavori

Tema del giorno
Dal principio del piacere al principio della gioia 

Prima tappa:
Via dalla pazza folla.
Quando il mondo non ci piace

Seconda tappa:
La pazza gioia.
Quando il piacere rompe gli argini

Terza tappa:
La casa dei simboli.
Un luogo ed un tempo per la capacità artistica e trasformativa

ore 13,30 – pranzo
ore 15,30 – comunicazione corale dei vissuti del week end
ore 17,30 - conclusione

Conduttori
Massimo Calanca
psicologo, psicoterapeuta, antropologo esistenziale, art-counselor, esperto di cinema
Luciana Margani
psicologa, sophianalista, antropologa esistenziale, insegnante di yoga
Giuliana Montesanto
psicologa, psicoterapeuta, antropologa esistenziale, art-counselor, esperta di cinema.


I week end di Arte Esistenziale
si propongono come un campo di energia corale trasformativa, per favorire lo sviluppo della Persona, attraverso il metodo creativo-artistico applicato alla vita e secondo i principi ed i valori dell’Antropologia Personalistica Esistenziale.

I week end sono residenziali per consentire la partecipazione di tutti alla creazione di un sogno comune di due giorni insieme, in cui sono preziose le energie ed i vissuti di tutti nei vari momenti del percorso, compresi quelli serali ed eventualmente quelli onirici della notte.

Saranno riconosciuti 12 crediti formativi per i Counselor diplomati e in formazione
Il costo per la partecipazione è di 80 Euro.
Il costo del pernottamento è di 40 Euro in camera doppia e di 60 in camera singola.
Il costo di ogni singolo pasto (cena del sabato e pranzo di domenica) è di 25,00 Euro.
All’atto della prenotazione al week end potrete effettuare anche la prenotazione dei pasti e del pernottamento.
Vi chiediamo di prenotare al più presto possibile per assicurare a tutti adeguata sistemazione.
Chi farà partecipare al week end altre persone, avrà uno sconto di 10 Euro per ogni partecipante.
E’ richiesto un anticipo di 20 Euro all’atto della prenotazione.

Per informazioni e iscrizioni:
Massimo Calanca
335.6137864
mcalanca@libero.it
Luciana Margani
06.33261224 – 33332267449
lucianamargani@libero.it
Giuliana Montesanto
335.8222962

Borgo di Tragliata
Via del Casale di Tragliata 23 – 00050 Fiumicino (RM)
Tel. 06.6687267 – www.tragliata.it

lunedì 27 febbraio 2017




VISHUDDHA 5° CHAKRA


Vishuddha significa purificazione: l'elefante, simbolo nel mandala del primo chakra, diventa ora "elefante bianco". Il quinto chakra lo possiamo intendere come il luogo di quella trasformazione che avviene con la fine di un viaggio e l'inizio di un altro: è una morte per una rinascita.

Il funzionamento del Vishuddha si attiva nell'etere, che non è un campo rilevabile, ma matrice di tutti gli elementi. E' il campo delle frequenze, delle vibrazioni, del ritmo e il Suono ne è l'espressione. In esso creiamo, comunichiamo, con noi stessi e con l'esterno, sviluppando la capacità di ascoltare, parlare, scrivere, cantare, comunicare anche telepaticamente e artisticamente.

Con il funzionamento del quinto chakra acquisiamo la coscienza che tutto ciò che esiste è informazione e comunicazione.

Il nostro concepimento è possibile perché i patrimoni genetici dei genitori comunicano, la vita continua perché il DNA comunica il codice genetico per la riproduzione delle cellule, come i centri nervosi comunicano informazioni alla periferia, come l'esterno manda input ai centri nervosi centrali.

La comunicazione attribuisce significato al flusso continuo d'informazioni che ci arrivano: le informazioni sono come l'aria che respiriamo, un campo invisibile che ci circonda, di cui siamo fruitori e costruttori. In questo campo non ci sono separazioni, ma solo differenze e le varie modulazioni, con cui si snoda la comunicazione, sono una sorta di danza che si svolge tra gli interlocutori, una danza composta di ritmo e risonanza.

La comunicazione promuove le nostre rappresentazioni mentali e trova la sua massima espressione simbolica nell'arte, che comunica per metafore: come la metafora parla delle relazioni che intercorrono tra le parti, così il Vishuddha organizza aspetti diversi del nostro essere, mentre lo stesso sistema del Kundalini, costruendo un ponte tra la mente e il corpo, diventa forma e metafora della nostra coscienza.

La creatività è l'essenza della comunicazione, perché comunicando ci connettiamo agli altri e costruiamo insieme una realtà condivisa, per questo motivo possiamo ritenere il linguaggio una delle espressioni più simboliche e creative della comunicazione.

Nei Veda: "All'inizio fu Brahma con cui fu la Parola. E la Parola è Brahma"
Nei Vangeli: "All'inizio fu la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio"
                                 
Il linguaggio ci permette di esprimere in modo del tutto originale i nostri pensieri all'interno di un codice condiviso: il nostro mondo cresce e si arricchisce man mano che i nostri accadimenti diventano pensabili e comunicabili, perché, nel parteciparli agli altri, essi possono acquisire nuovi e imprevedibili significati.

Una forma di comunicazione non veicolata dai sensi è la telepatia: potrebbe essere definita "l'arte di udire i sussurri della mente di un'altra persona" (Anodea Judith). Se accettiamo l'etere come un campo connettivo di vibrazioni di differenti frequenze, allora la telepatia è la comunicazione che avviene sulle frequenze più sottili.

Tutto ciò che si muove nel campo eterico, che possa essere il suono di una parola, di una musica o di un mantra, è il soggetto di un ritmo: il ritmo è un aspetto fondamentale della vita, nessuna cosa vivente sfugge a questa legge. Il ritmo unifica parti diverse di un sistema, esattamente come fa un'orchestra quando suona una sinfonia. La frequenza del nostro ritmo genera un campo vibrazionale che investe non soltanto noi, ma muove anche il mondo circostante, per cui siamo noi che creiamo la qualità del nostro mondo.

Ogni chakra ha un suo specifico schema vibrazionale e il canto di un particolare mantra è uno strumento importante per creare il campo vibrazionale idoneo all'apertura di uno specifico chakra, che può a sua volta entrare in risonanza con altri chakra e influenzarli, come il campo vibrazionale di una persona può entrare in risonanza con quello di un'altra ed anche attivarlo.

Il suono, che è il veicolo e l'espressione del quinto chakra, ben rappresenta il significato etimologico "purificazione"perché esso con il suo ritmo e la sua frequenza influenza l'attività cellulare fino a modificarne la memoria.

Il chakra numero cinque opera ampiamente nel passato e tuttavia apre la strada al futuro attraverso l'attività artistica, l'unica in grado di penetrare nel campo eterico e revisionare le nostre categorie mentali. Mc Luhan:....L'artista è sempre impegnato a scrivere una storia dettagliata del futuro perché è l'unica persona consapevole del presente.
Il Vishuddha Chakra, con tutte le sue qualità, diventa la metafora del nostro modo di funzionare ogni qualvolta abbiamo il coraggio di riformulare e guardare con occhi di artista alla nostra vita

In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all'oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all'improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l'acqua e l'aria che mi circondavano erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano fra loro creando e distruggendo altre particelle.
Sapevo anche che l'atmosfera della Terra era continuamenete bombardata da una pioggia di raggi cosmici, particelle di alta energia sottoposte a urti molteplici quando penetrano nell'atmosfera. Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche sulla fisica delle energie, ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche.
Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita, vidi "scendere" dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti, "vidi" gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia. Percepii il suo ritmo e ne "sentii" la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.

Fritjof Capra