lunedì 27 febbraio 2017




VISHUDDHA 5° CHAKRA


Vishuddha significa purificazione: l'elefante, simbolo nel mandala del primo chakra, diventa ora "elefante bianco". Il quinto chakra lo possiamo intendere come il luogo di quella trasformazione che avviene con la fine di un viaggio e l'inizio di un altro: è una morte per una rinascita.

Il funzionamento del Vishuddha si attiva nell'etere, che non è un campo rilevabile, ma matrice di tutti gli elementi. E' il campo delle frequenze, delle vibrazioni, del ritmo e il Suono ne è l'espressione. In esso creiamo, comunichiamo, con noi stessi e con l'esterno, sviluppando la capacità di ascoltare, parlare, scrivere, cantare, comunicare anche telepaticamente e artisticamente.

Con il funzionamento del quinto chakra acquisiamo la coscienza che tutto ciò che esiste è informazione e comunicazione.

Il nostro concepimento è possibile perché i patrimoni genetici dei genitori comunicano, la vita continua perché il DNA comunica il codice genetico per la riproduzione delle cellule, come i centri nervosi comunicano informazioni alla periferia, come l'esterno manda input ai centri nervosi centrali.

La comunicazione attribuisce significato al flusso continuo d'informazioni che ci arrivano: le informazioni sono come l'aria che respiriamo, un campo invisibile che ci circonda, di cui siamo fruitori e costruttori. In questo campo non ci sono separazioni, ma solo differenze e le varie modulazioni, con cui si snoda la comunicazione, sono una sorta di danza che si svolge tra gli interlocutori, una danza composta di ritmo e risonanza.

La comunicazione promuove le nostre rappresentazioni mentali e trova la sua massima espressione simbolica nell'arte, che comunica per metafore: come la metafora parla delle relazioni che intercorrono tra le parti, così il Vishuddha organizza aspetti diversi del nostro essere, mentre lo stesso sistema del Kundalini, costruendo un ponte tra la mente e il corpo, diventa forma e metafora della nostra coscienza.

La creatività è l'essenza della comunicazione, perché comunicando ci connettiamo agli altri e costruiamo insieme una realtà condivisa, per questo motivo possiamo ritenere il linguaggio una delle espressioni più simboliche e creative della comunicazione.

Nei Veda: "All'inizio fu Brahma con cui fu la Parola. E la Parola è Brahma"
Nei Vangeli: "All'inizio fu la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio"
                                 
Il linguaggio ci permette di esprimere in modo del tutto originale i nostri pensieri all'interno di un codice condiviso: il nostro mondo cresce e si arricchisce man mano che i nostri accadimenti diventano pensabili e comunicabili, perché, nel parteciparli agli altri, essi possono acquisire nuovi e imprevedibili significati.

Una forma di comunicazione non veicolata dai sensi è la telepatia: potrebbe essere definita "l'arte di udire i sussurri della mente di un'altra persona" (Anodea Judith). Se accettiamo l'etere come un campo connettivo di vibrazioni di differenti frequenze, allora la telepatia è la comunicazione che avviene sulle frequenze più sottili.

Tutto ciò che si muove nel campo eterico, che possa essere il suono di una parola, di una musica o di un mantra, è il soggetto di un ritmo: il ritmo è un aspetto fondamentale della vita, nessuna cosa vivente sfugge a questa legge. Il ritmo unifica parti diverse di un sistema, esattamente come fa un'orchestra quando suona una sinfonia. La frequenza del nostro ritmo genera un campo vibrazionale che investe non soltanto noi, ma muove anche il mondo circostante, per cui siamo noi che creiamo la qualità del nostro mondo.

Ogni chakra ha un suo specifico schema vibrazionale e il canto di un particolare mantra è uno strumento importante per creare il campo vibrazionale idoneo all'apertura di uno specifico chakra, che può a sua volta entrare in risonanza con altri chakra e influenzarli, come il campo vibrazionale di una persona può entrare in risonanza con quello di un'altra ed anche attivarlo.

Il suono, che è il veicolo e l'espressione del quinto chakra, ben rappresenta il significato etimologico "purificazione"perché esso con il suo ritmo e la sua frequenza influenza l'attività cellulare fino a modificarne la memoria.

Il chakra numero cinque opera ampiamente nel passato e tuttavia apre la strada al futuro attraverso l'attività artistica, l'unica in grado di penetrare nel campo eterico e revisionare le nostre categorie mentali. Mc Luhan:....L'artista è sempre impegnato a scrivere una storia dettagliata del futuro perché è l'unica persona consapevole del presente.
Il Vishuddha Chakra, con tutte le sue qualità, diventa la metafora del nostro modo di funzionare ogni qualvolta abbiamo il coraggio di riformulare e guardare con occhi di artista alla nostra vita

In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all'oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all'improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica. Essendo un fisico, sapevo che la sabbia, le rocce, l'acqua e l'aria che mi circondavano erano composte da molecole e da atomi in vibrazione, e che questi a loro volta erano costituiti da particelle che interagivano fra loro creando e distruggendo altre particelle.
Sapevo anche che l'atmosfera della Terra era continuamenete bombardata da una pioggia di raggi cosmici, particelle di alta energia sottoposte a urti molteplici quando penetrano nell'atmosfera. Tutto questo mi era noto dalle mie ricerche sulla fisica delle energie, ma fino a quel momento ne avevo avuto esperienza attraverso grafici, diagrammi e teorie matematiche.
Sedendo su quella spiaggia, le mie esperienze precedenti presero vita, vidi "scendere" dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e si distruggevano particelle con ritmi pulsanti, "vidi" gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia. Percepii il suo ritmo e ne "sentii" la musica; e in quel momento seppi che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli Indù.

Fritjof Capra



mercoledì 22 febbraio 2017







ANAHATA 4°CHAKRA


Il quarto chakra Anahata ha sede nel cuore e il suo elemento è l'Aria.


E' il centro del Respiro, dell'Equilibrio, delle Relazioni, della Guarigione, dell'Amore.

Le qualità conquistate nei chakra precedenti sono armonizzate dall'azione dell'Anahata: esso è il cuore del sistema Kundalini. La stabilità delle radici del primo, l'emotività e il movimento del secondo come l'azione e il potere del terzo trovano il loro significato integrato in un percorso attraverso l'attività del quarto chakra, che restituisce l'Io al mondo. 

La visione "necessariamente egocentrica" sviluppata nei primi tre chakra incontra in Anahata il desiderio di unione dell'io con il tu, con gli altri, e l'Amore offre un campo di energia unificante, di trascendenza dei limiti individuali.


L'amore ha bisogno di forza di volontà per manifestarsi. L'amore che agisce nel mondo, che si esprime con la comprensione verso gli altri, ha bisogno di una grande forza per superare l'inerzia del comportamento abituale, centrato su se stessi e l'inerzia delle abitudini emotive. L'amore trasforma la volontà e la volontà rafforza l'amore. L'interazione di queste due polarità è una chiave di trasformazione delle più potenti.

In Anahata l'amore diventa uno stato dell'essere, ci apre alla comprensione del legame che intercorre tra le cose, tra noi e gli altri, come un campo di energia che organizza più elementi in una totalità; man mano che procediamo nei nostri rapporti o ne creiamo di nuovi, andiamo costruendo l'appartenenza ad un mondo che ridefinisce continuamente noi stessi, perché gli altri sono strettamente connessi al nostro essere.

Se intendiamo l'amore come una forza che crea connessioni, sviluppando attitudine alla comprensione e alla compassione (patire insieme con), siamo indotti a pensare che la mancanza d'amore generi disgregazione e isolamento, condizione secondo lo yoga che favorisce l'insorgenza della malattia: consideriamo quindi il centro del cuore anche il centro di guarigione, perché in grado di ristabilire equilibrio e integrazione tra noi e noi, tra noi e gli altri.

L'elemento Aria che governa Anahata trova la sua espressione naturale nel respiro. Il respiro fornisce gli elementi fondamentali per il funzionamento dei processi vitali e rappresenta l'attività dell'organismo che agisce direttamente sull'equilibrio tra la mente ed il corpo, essendo sotto la guida del sistema nervoso involontario e volontario.

La pratica del pranayama, che è la pratica per eccellenza del quarto chakra, introduce un elemento in più rispetto alla semplice tecnica di respirazione, perché coordinando più elementi, quali la preparazione fisica dell'apparato respiratorio, la regolazione del ritmo respiratorio e l'atteggiamento mentale attraverso la concentrazione e la meditazione, promuove l'assorbimento del prana, necessario a tutti i sistemi viventi, e ci fa partecipi del soffio vitale del Grande Respiro Cosmico.
Inoltre con la respirazione possiamo entrare concretamente nell'esperienza di sentirci sia individui integrati grazie alla respirazione interna, che riguarda gli scambi gassosi tra cellule e tessuti con i liquidi circolanti nell'organismo, sia gli uni uniti agli altri, grazie alla respirazione esterna, che ci mette in relazione col mondo: con l'inspirazione attingiamo al serbatoio comune di energia dell'Aria, con l'espirazione restituiamo elementi importanti per il nostro ecosistema.

L'Anahata governa il Prana Vayu, che è la corrente che promuove l'assorbimento del prana e lo trasporta nel nostro sistema e, muovendosi nel torace, facilita lo scioglimento del nodo Vishnu Granthi che in esso è collocato.

I Granthi sono nodi, blocchi psichici che si localizzano nel Muladhara Chakra (Brahma Granthi), nell'Anahata Chakra (Vishnu Granthi) e nell'Ajna Chakra (Maha Deva Granthi). Questi blocchi sono degli impedimenti alla crescita della persona e si presentano come tensione, ansia, repressione e conflitti non risolti.

I nodi Granthi sono guardiani della soglia che dobbiamo varcare per confrontarci con le nostre paure e gli ostacoli che ci impediscono di accedere ai desideri, alle speranze, ai sogni individuali e collettivi. 







MANIPURA 3°CHAKRA


La vita è come ferro caldo. Pronto da colare.
Scegliete lo stampo e la vita lo brucerà.
Mahabharata


La qualità, guna, che si esprime nel terzo chakra è rajas, cioè fuoco. Il fuoco in natura promuove la trasformazione in uno stato: il passaggio dal legno al calore, dalla materia all'energia, dagli atomi d'idrogeno alla stella.

Nel primo chakra la forza operante è la gravità, nel secondo l'attrazione degli opposti, nel terzo la combustione degli elementi che noi assumiamo attraverso il cibo e la respirazione. Il processo di combustione libera energia e supera la forza inerziale dei primi due chakra: cibi poco energetici e una respirazione contratta non ci consentono di sentirci vitali. La scarsa vitalità può provenire da difetto di fuoco come da eccesso, perché ambedue tendono a bloccare i processi assimilativi.

Manipura influenza SAMANA VAYU, la corrente che circola nell'addome ed è preposta all'assimilazione delle sostanze nutritive, dando al termine assimilazione un'accezione più ampia, che comprenda anche l'assimilazione mentale, psicologica, spirituale della conoscenza e dell'esperienza.

Le qualità del primo e secondo chakra si esprimono attraverso l'energia del terzo, la cui attività è necessaria alla realizzazione degli aspetti specifici di ogni chakra. Questo significa che i chakra rappresentano un sistema di funzionamento globale, per cui non si possono separare se non per artificio di studio e di esercizio. Infatti possiamo riconoscere finora che i limiti definiti dal primo chakra sono necessari a contenere entro sponde l'energia liberata dal terzo, mentre l'aspetto duplice delle cose contemplato nel secondo, unito alla forza del Manipura, ci permette di operare quelle scelte che indirizzeranno la nostra vita nella direzione che desideriamo.

Come in natura il fuoco distrugge per trasformare, genera calore e movimento per consentire nuove combinazioni di materia ed energia......come il Sole e le altre stelle si sono formate per una forte condensazione delle nubi gassose di idrogeno, che ha provocato la collassazione ed il processo di fusione, così il fuoco del terzo chakra entra nelle nostre profondità ed esige una nostra morte per poter rinascere ogni volta ad una più ricca esistenza.


Il passaggio fondamentale che nel Manipura ci troviamo a realizzare è quello di assumerci in prima persona le nostre vicende per nascere come soggetti della nostra esistenza.
La consapevolezza della soggettività è strettamente legata allo sviluppo della volontà, cioè della capacità di decidere coscientemente un'azione, di cui ci assumiamo la responsabilità, e la responsabilità a sua volta è proporzionata al potere che abbiamo di rispondere di noi, nel senso di essere disponibili a noi stessi. Dedicarci all'esercizio di queste qualità è una possibilità di conquistarci il nostro modo di essere nel mondo e come il mondo ci risponderà. Infatti il potere acquisito nel Manipura si estrinseca anche nella relazione che intratteniamo con gli altri e nella capacità d'intervenire e trasformare l'ambiente circostante per soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri progetti.



Lo sviluppo tecnologico della società ne è l'espressione a livello collettivo.
La crescita del potere ci pone di fronte alla responsabilità dell'uso che ne vogliamo fare, se aspiriamo al dominio sugli altri e sull'ambiente o allo sviluppo del nostro potere personale nel rispetto delle leggi della vita.



In verità ogni chakra ci pone di fronte alla possibilità di esasperare un nostro modo di essere, se scegliamo di funzionare in modo assoluto. Nel caso del Manipura il rischio che corriamo è maggiore, perché è attraverso la sua attività che acquisiamo il nostro potere individuale in relazione a noi stessi e agli altri e potremmo essere sedotti dalle nostre stesse conquiste. Ma se la forza del Manipura, che ci spinge a sviluppare la capacità di diventare soggetti della nostra vita, cioè in grado di sussistere in noi stessi e capaci di amarci e di essere liberi, incontra le qualità del chakra del cuore, allora siamo in grado di diventare trasformatori di noi stessi e del mondo, sviluppando sempre più ampie capacità di cooperazione. 





SVADHISTHANA 2° CHAKRA

Dalla staticità della Terra del primo chakra passiamo alla mobilità del secondo, governato dall'elemento Acqua, che fornirà attraverso alcune sue caratteristiche la chiave di lettura delle funzioni che lo Svadhisthana svolge nel nostro sistema. La fantasia, la capacità immaginativa, i sogni sono gli stati di coscienza, le qualità “acquose” che sperimentiamo quando funzioniamo secondo lo Svadhisthana chakra.

Nell'organismo l'acqua è elemento di trasporto della vita grazie alla sua composizione dipolare (ossigeno ed idrogeno), che scompone legami chimici, e grazie alla sua qualità fluida, che trasporta nutrimento alle cellule, superando per osmosi la membrana cellulare.

Nella sua caratteristica più peculiare, che è quella della ricerca della via di minor resistenza, possiamo riconoscere la nostra capacità di adattarci o anche la funzione del desiderio, che cerca la strada più economica per soddisfare un nostro bisogno e dalla sua forza, e non dalla sua forma, dipenderà la nostra soddisfazione.

Poiché è governato dall'Acqua, Svadhisthana subisce l'influenza della Luna, che
muove le maree in natura ed i liquidi nel corpo umano. Questo influsso conferisce un'energia lunare a Svadhisthana, cioè un'energia femminile, ricettiva, misteriosa, occulta, inconscia. Essa evoca il liquido amniotico, le acque primordiali, il mare dell'inconscio, il sentimento oceanico.
La sensazione di essere trasportati da un fiume in piena l'abbiamo ogniqualvolta ci sentiamo attraversati dall'emozione; nel corpo i secreti ghiandolari e gli ormoni sono il substrato fisiologico delle emozioni, e Svadhisthana influenza il loro funzionamento.

L’emozione fa da supporto a tutte le nostre esperienze e crea con il suo flusso continuo una rete d'interazione tra le persone, infatti quando siamo bloccati emotivamente, ci sentiamo soli. Per questo motivo l’emozione è una possibilità di comprendere (nel senso di prehendere cum), di sentire noi stessi ed empaticamente gli altri.

Una relazione empatica è quella del bambino con la madre: la madre è in grado di comprendere i bisogni del figlio aldilà di ogni comunicazione. E’ senz’altro uno dei legami, delle relazioni più significative della nostra vita, ma non escludiamo che questa condivisione emotiva non possa avvenire anche tra due persone, o addirittura in un gruppo, coinvolto in un intento comune, che faciliti la circolazione di emozioni tra i membri.
Se la nostra emozione parla sempre di noi e del nostro mondo più intimo, allora la sfera sessuale è l'ambito in cui è più palesemente espressa. Nell'incontro sessuale l'emozione svolge un'azione di forte integrazione tra il corpo e la mente, che permette di gettare un ponte tra sé e l'altro. Se questo processo non avviene, avremo una sessualità meccanica e inutile, perché svuotata del suo significato più profondo. Altrimenti il flusso emotivo diretto verso la persona scelta restituisce al rapporto sessuale il valore di un luogo di ascolto di sé e dell'altro, di arricchimento reciproco e di comprensione per un cammino di crescita comune. E non c’è manuale di sessuologia, non esistono esperti del settore, se non le due persone coinvolte, che attribuiscono al loro incontro un ritmo proprio, che non può essere dettato dall’esterno, da uno stereotipo, da un senso comune delle cose.

La sessualità è conoscenza della nostra personalità, luogo dove possiamo continuare a vivere i nostri bisogni infantili, quali la pretesa, l’avidità, il possesso, di fianco a desideri più maturi, al fine d'incontrare l'altro e inventare modi nuovi di stare insieme.

La coscienza che sviluppiamo in Svadhisthana chakra è legata alla natura duale della vita, alle polarità con cui si esprime, per cui acquisiamo la capacità di riconoscere gli aspetti contrastanti anche di noi stessi e farli coesistere senza escluderne nessuno, in vista delle possibili sintesi creative necessarie per la nostra trasformazione.

Anche la respirazione si esprime secondo due polarità, inspirazione ed espirazione, che combinandosi in diversi tempi creano i ritmi specifici di ogni chakra. Il ritmo proprio dello Svadhisthana è un ritmo armonico e oscillatorio fra i due momenti del respiro, che spinge l'energia lunare e solare nelle nadi, rendendo possibile l'alchimia tra le due energie.

Cercando un'analogia tra lo sviluppo della persona e il significato dei chakra, il secondo chakra corrisponde all'adolescenza. L'identità maschile o femminile, che ci distingue fin dalla nascita, assume i suoi aspetti caratteristici con l'esplosione ormonale della pubertà. Inoltre chi più dell' adolescente è dedito alle fantasie, ai sogni ad occhi aperti propri di Svadhisthana?

Mentre nel primo chakra funzioniamo secondo l'istinto di sopravvivenza e quindi privilegiamo la sicurezza, che possiamo ritrovare in un rapporto simbiotico, nel secondo invece esprimiamo il bisogno di separazione per incontrare il mondo. L'aspetto adolescenziale continua ad essere attivo per tutto l'arco della vita e lo esprimiamo ogniqualvolta ci risvegliamo, ci sorprendiamo, non soltanto come un bambino che sgrana gli occhi di fronte ad un mondo che non conosce, ma soprattutto come la persona che riesce a tacere ciò che conosce, per andare incontro all'ignoto.
Il passaggio dal primo al secondo chakra sarà possibile se avremo soddisfatto almeno in parte i nostri bisogni primari e rassicurati, saremo liberi d'innamorarci di una nuova idea, di un sogno che ci traghetti verso “un mondo nuovo”. 

Muladhara Chakra











MULADHARA - 1° CHAKRA

Muladhara è il primo passo per intraprendere il viaggio secondo Kundalini, che per taluni può durare alcuni mesi, per altri alcuni anni e forse, per altri ancora, tutta la vita, ma per tutti Muladhara significherà la costruzione delle fondamenta sulle quali edificare un sistema di sviluppo e di trasformazione di sé.
"Il n'ya que le premier pas qui coute": poggiare il piede sulla Terra, l'elemento che governa questo chakra, vuol dire entrare in risonanza con la dimensione fisica-materiale e comprenderne il significato.
Il corpo è informazione: in esso sono inscritte tutte le informazioni necessarie perché si modelli con quella specifica forma e funzioni secondo una sua originale organizzazione. Nel corpo trova espressione tutta la storia, quella passata, depositata nei sistemi, negli apparati, nelle cellule, e quella attuale.


Il corpo continuamente invia messaggi e parla di noi, di ciò che pensiamo, cosa proviamo e verso cosa tendiamo, esso rappresenta concretamente la possibilità d'integrare parti diverse
di noi e diventa metafora della nostra capacità di funzionare in concerto, al fine di creare una totalità.

L'invito che faccio a coloro che vogliano percorrere questa strada, è quello di leggere la loro esperienza nella pratica di Kundalini come la possibilità di trovare sempre più corrispondenze tra la propria forma materiale e il modo di essere con se stessi, con gli altri e nel mondo, non solo per il piacere di conoscersi, ma anche per operare quelle trasformazioni che ognuno sente necessarie per se stesso.

Muladhara, dal sanscrito mula=radice e adhara=sostegno, trova la sua collocazione simbolica nel perineo e nel coccige, come proiezione sulla colonna: è il chakra dell'inizio, della nascita, dell'attaccamento alla vita e a ciò che promuove la crescita. 
Nell'organismo governa:
la struttura ossea che rappresenta la parte più solida del nostro essere, più stratificata nel tempo, e significa il bisogno di stabilità e di continuità.
le gambe e i piedi e le loro articolazioni, che rappresentano l'unione con la terra e il bisogno di muoverci nella realtà. Il nostro attaccamento alla Terra bene lo rappresenta la forma del nervo sciatico, che scorre lungo la gamba fino al piede come una potente radice che affonda nel terreno
le surrenali, le ghiandole che preservano la vita: un organismo deprivato di esse arriverebbe in breve tempo alla morte, perché sono collegate al sistema immunitario, secernono le catecolammine, tra cui l'adrenalina, importante per superare situazioni di emergenza. Nel primo chakra ci guida l'istinto di sopravvivenza e il senso connesso è l'olfatto, il nostro senso più primitivo
l’intestino crasso, che è preposto all’eliminazione di ciò che è indigeribile. A livello simbolico, attraverso questa funzione ci liberiamo di ciò che non è idoneo alla nostra crescita e evoluzione, traendone un senso di sicurezza e di fiducia, che sono qualità del Muladhara.

Nel sistema di Kundalini ogni chakra crea nella sua rotazione una dimensione dell'esistenza, il vortice del primo chakra crea la materia nel suo aspetto solido; ma se il Muladhara rappresenta il corpo come qualità materiale del nostro essere, ciò non è senz'altro un’espressione peggiorativa. Infatti incontrare e confrontarci con i limiti che la materia ci pone, è una grande opportunità.
Se attraverso la pratica impariamo a far funzionare insieme mente e corpo, ci accorgeremo che i limiti posti dal corpo, dalla materia, sono limiti necessari per diventare creativi. Dovremo immaginarci come l'artista che vuole creare la sua opera d'arte, sia essa pittorica o scultorea, o musicale e come lui scegliere di metterci dentro il limite che la materia ci impone, perché l'opera d'arte trovi espressione.
Il limite proprio del Muladhara ci spinge a raggiungere una forza essenziale; come dire: "ho a disposizione questi dati e non più, dati, che sono numericamente pochi rispetto a tutto quello che potrei immaginare, ma essi mi costringono ad una semplicità creativa".

La scelta dei limiti per sviluppare la nostra capacità creativa ci riporta anche al tema della disciplina, che attraverso regole e tecniche limitative ci aiuta a rafforzare la nostra posizione interiore, in vista della meta che ci siamo prefissati.
Nei limiti troviamo la nostra possibilità di esistere.

Gli studi di embriologia affermano che la pelle, confine e limite del corpo, non è un derivato, ma da essa generano organi e apparati importanti. La pelle costituisce un'interfaccia tra il dentro e il fuori, un terreno di scambio, di comunicazione e di contatto. Nel suo significato più ampio rappresenta il limite e la possibilità di vivere in noi, con noi e con gli altri.

In ogni chakra s'incontrano e si combinano l'energie della Terra e del Cielo, Luna e Sole e la respirazione ci permette di effettuare questa alchimia. Come l'albero trae nutrimento dalla terra, che sintetizzato con la luce si trasforma in vita, così noi attraverso il respiro facciamo incontrare le sostanze nutritive del "cibo" , Terra, con l'energie che ci provengono dal Cielo.
Il nostro modo di respirare ci comunica continuamente come funzioniamo, cosa stiamo vivendo, quale ritmo governa il nostro corpo-mente e quindi quale relazione intratteniamo con noi stessi e con gli altri.
Grazie al rapporto di reciprocità che si stabilisce tra i nostri pensieri, le nostre emozioni e la qualità del nostro respiro, possiamo considerare il respiro come il mezzo più potente, insieme al mantra e alla meditazione, per intervenire sul funzionamento dei chakra.
Ogni chakra si organizza secondo un suo particolare ritmo e quello del Muladhara è il ritmo quadrato: adeguando le fasi del respiro all'immagine di un quadrato, andremo a creare il nostro
mandala, simbolo dell'elemento Terra.

l limiti del mandala quadrato, che definiscono uno spazio, e il ritmo respiratorio su di esso organizzato, creano uno spazio-tempo , simile ad uno spartito di musica, che impone con quale frequenza e vibrazione dobbiamo far funzionare le nostre cellule e la nostra mente per conseguire uno stato di coscienza, un piano di esistenza con le caratteristiche proprie del Muladhara: sicurezza, radicamento, concretezza, direzione verso una meta, capacità di attendere, d'avere pazienza per il raggiungimento di un fine.
Sono tutte qualità che la materia ci mette a disposizione e se noi sapremo estrarle, avremo la possibilità di realizzare il primo passo verso il nostro progetto di crescita. 

lunedì 13 febbraio 2017







Carissime/i
sabato 10 dicembre alle 15,30/19,30 ci sarà l’incontro di Cinema con la proiezione del film dei fratelli Dardenne “Due giorni e una notte”.

Con l’essenzialità che contraddistingue il loro cinema, i registi belgi mettono a fuoco uno dei temi scottanti del nostro tempo, la crisi economica e del lavoro.
Ma mentre lo spettatore (grazie anche allo stile di ripresa) accompagna la protagonista nel suo camminare incessante alla ricerca di sé e della soluzione del suo problema, emerge nella narrazione una questione forse anche più importante, il dibattito tutto intimo e personale che ognuno di noi si trova ad affrontare tra il perseguire il proprio tornaconto e il promuovere il bene dell’altro. Senza neanche accorgerci metteremo il piede su un terreno dove spunta la disperazione, la paura ma anche la speranza, la povertà ma anche i piccoli sogni, l'esclusione e la solidarietà, in breve, il quadro dell’umana fragilità!
E credo che alla fine il racconto ci stimoli una domanda: "il bisogno di sopravvivenza può annullare i valori umani su cui vogliamo fondare la nostra esistenza, ci può far rinunciare a costruire il mondo che vorremmo abitare?"

Certa che tante altre domande si apriranno vedendo insieme questo film
vi aspetto
Luciana



E' gradita la prenotazione per l’allestimento della sala 



Roma - Via Varco Sabino 56